Il picco di Inverno

Feb 1, 2022 | Natura e cicli di vita | 0 commenti

Secondo il nostro calendario, è appena iniziato il mese di Febbraio: dal punto di vista delle stagioni e del ciclo solare, ciò significa che ci troviamo esattamente a metà strada tra l’inizio dell’Inverno (21 Dicembre, Solstizio invernale) e la fine della stagione invernale, seguita dall’inizio della Primavera (21 Marzo, Equinozio primaverile).

Siamo quindi al centro dell’Inverno, proprio al suo culmine, o picco!

Con la data di oggi, ci lasciamo ufficialmente alle spalle le settimene meno luminose dell’anno e ci prepariamo ad accogliere la luce che torna a crescere!

Infatti, nella data del Solstizio d’Inverno, le ore di buio sono arrivate a dominare su quelle di luce all’interno della giornata, mentre quando arriveremo all’Equinozio di Primavera, ci sarà per un breve momento perfetto equilibrio: avremo conquistato 12 ore di luce, contro 12 ore di buio.

La direzione è quindi di crescita! Ci avventuriamo nella parte più luminosa dell’anno.

Il Sole torna a sorgere sempre più vicino ad Est ed a tramontare più vicino ad Ovest, le direzioni cardinali esatte di alba e tramonto all’Equinozio. La Luna, naturalmente, rifletterà anch’essa queste variazioni nella posizione in cui sorge e tramonta.

Come allinearci per vivere al meglio questa fase della Natura? Scopriamolo in questo post!

Tradizioni e simboli

Siamo adesso al centro dell’Inverno, ci siamo appena lasciati alle spalle il momento più freddo dell’anno e stiamo per addentrarci invece in quella porzione della stagione invernale che si apre alla primavera.

E in questo momento la Natura si prepara. Il ghiaccio che inneva le montagne brilla alla luce del sole, pronto a sciogliersi al primo calore. I rami degli alberi, ancora freddi e immobili in apparenza, cominciano ad essere riattraversati dalla vita. Le giornate intanto continuano ad allungarsi e il rigore dell’inverno è sempre più un ricordo e cede il passo ad un clima ancora rigido, ma promettente.

Se affiniamo l’olfatto, infatti, potremo percepire, a passeggio nelle campagne ma anche nelle città, i primi timidi accenni di Primavera negli acerbi effluvi delle piante, che cominciano a risvegliarsi dal gelo invernale e ci avvisano che il ciclo riproduttivo naturale sta riavviando il suo moto. E’ un momento quindi in cui possiamo fiutare nell’aria le promesse della stagione in arrivo.

Facciamo un giro a spasso tra le tradizioni che riguardano questo momento dell’anno (quindi, del ciclo della natura), per comprendere meglio il suo significato.

Ad esempio, nelle tradizioni pagane (ovvero rurali, dal greco “pagòs” = “villaggio”) questo momento è celebrato l’1-2 Febbraio e la festività prende il nome di Imbolc o Candelora o Candlemas.

Il termine Candelora è una sovrascrizione cristiana cattolica successiva che significa “festa delle candele”, perché in questo momento cui venivano benedette le candele che si sarebbero utilizzate per la processione di Pasqua.

Ma proprio perché è un tempo di promesse e anticipazioni su ciò verrà, questa fase dell’anno è anche utilizzata per predire l’arrivo dell'”imprevedibile” Primavera, il momento di risveglio delle attività terrestri, da cui dipende il ciclo di coltivazione del grano.

Ci sono moltissimi proverbi popolari, infatti, dedicati alla Candelora che ci permettono di fare previsioni sul clima delle settimane successive, il più famoso recita più o meno così (a seconda della variante regionale):

“Per la santa Candelora,
de l’inverno semo fora,
ma se piove o tira vento,
de l’inverno semo drento.”

Secondo la tradizione popolare, quindi, al momento della Candelora (2 Febbraio) siamo ormai fuori dalla stagione invernale, però se quel giorno piove o tira vento, la stagione invernale per quell’anno risulterà protratta un po’ oltre il consueto.

Un’altra simbologia ricorrente è quella che definisce gli ultimi 3 giorni di Gennaio come “giorni della Merla”. Perché proprio la merla? La leggenda vuole che, essendo questi giorni particolarmente freddi (è il picco di Inverno, appunto!) una merla intirizzita con i suoi piccini al seguito, che all’epoca si dice avessero il piumaggio tutto bianco, trovò rifugio in un camino e li restò qualche giorno, essendo troppo freddo per volare. 

Poi, però, arrivò Febbraio, che con il suo pur pallido sole riuscì a sciogliere il gelo e ridare vita e speranza. La merla ed i suoi piccoli ripresero quindi il volo. Ma i giorni spesi nella fuliggine avevano portato una trasformazione, tingendo per sempre le loro piume: secondo la leggenda, da allora i merli nascono tutti i neri.

E’ il potere trasformativo del periodo di attesa, pausa “forzata”, ma necessaria, che l’Inverno impone nelle nostre vite, in modo da permettere la nostra evoluzione nelle fasi di vita successive!

Nella tradizione celtica, il 1-2 Febbraio si celebra invece Imbolc, che deriva dal gaelico “oimelc” (“in milk”), ovvero “nel latte” perché nel mondo animale questo è il momento in cui gli animali da fattoria, come pecore o mucche, si preparano a dare alla luce i propri cuccioli e li nutriranno con il proprio latte.

Ad Imbolc nelle tradizioni pagane è celebrata in particolare la divinità di Brigid, la “fanciulla di fuoco”, che incarna un archetipo significativo per questo periodo dell’anno, quello della “vergine”, inteso nell’accezione di “giovane donna”, che ancora non conosce l’età matura.

A livello simbolico, questa fase dell’anno ci permette di sintonizzarci all’anima fresca e giovane della Natura, che si prepara come una fanciulla, una “vergine” che ancora non conosce, al momento in cui potrà “sbocciare” e diventare una donna matura, attraverso l’accesso alla sessualità ed allo scambio fertile con l’uomo.

La tradizione cristiana successiva, in particolare quella cattolica, più incline a ricalcare i pre-esistenti culti pagani per agevolare il coinvolgimento dei fedeli (al tempo dell’Antica Roma, quando il culto cristiano era appena nato), sostituisce alla giovane fanciulla la celebrazione di San Valentino, ben nota anche oggi!

Tutti conosciamo San Valentino, celebrato il 14 Febbraio, come “festa dell’amore”. E’ una celebrazione dell’amore romantico, fresco, tenero, vitale, caratterizzato dalla carica erotica che contraddistingue l’unione di coppia.

Ma chi era Valentino e perché è diventato il simbolo dell’amore di coppia? La sua storia non è chiara, perché pare che fossero ben tre gli uomini passati alla storia con questo nome e legati al tema del romanticismo. Ma l’ipotesi più frequente è che fosse un sacerdote che si era battuto contro l’Imperatore Claudio II, perché costui aveva abolito il matrimonio, in modo che più giovani restassero celibi e quindi disponibili per partecipare alla guerra, non avendo una famiglia sotto la propria responsabilità.

Valentino quindi come primo paladino del detto “fate l’amore, non fate la guerra!

Non a caso, da allora, la festa di San Valentino cade in questo periodo dell’anno: la celebrazione dell’amore di coppia, come fondamentale premessa dell’espressione della fertilità umana e della riproduzione.

Ispirazioni per il benessere

Siamo quindi in una fase del ciclo della natura in cui le energie vitali sono proiettate verso la  crescita.

La luce del Sole ha già ricominciato a crescere a Natale, ma ora la sua presenza torna ad essere chiara nelle nostre vite. E’ una fase di attività, quindi, ma non è ancora forte tanto quanto il buio, né tantomeno l’apoteosi di vita che ci attende nel pieno della Primavera.

E’ una fase di anticipazione, di preparazione, di progettazione sognante delle avventure che verranno. E’ frizzante e carica di curiosità e della passione che infonderemo nei nostri progetti.

E’ il sogno amato e cullato con cura, prima della sua realizzazione. Molte coppie, statisticamente, si fanno la promessa di matrimonio proprio intorno a San Valentino e trascorrono i mesi successivi nella pianificazione e riflessione che li conduce a questo impegno profondo, che si nutre di amore

Se sovrapponiamo i ritmi delle stagioni alle fasi del nostro ciclo vitale, se il Solstizio corrisponde alla rinascita, con il suo Sole bambino a simbolizzre l’infanzia, ecco che il picco d’Inverno corrisponde alla prima adolescenza o gioventù ed incarna le stesse energie, permettendoci di riviverle ed esplorarle, in qualsiasi età della nostra vita.

E’ un momento in cui le forze in atto nella Natura non sono più quelle rigide ed austere delle stagioni più fredde, ma non ancora quelle esuberanti e travolgenti dell’esplosione della Primavera.

Questo momento della Natura è espressione di un’energia mite, dolce e morbida. E’ un’energia nuova, ancora immatura e per questo lieve e innocente. Armonizzarci a questo momento significa quindi imbracciare il brio leggero che la caratterizza e lasciarci ispirare dalla tenerezza dei sentimenti.

I colori tipici che rappresentano questo momento dell’anno sono infatti colori tenui ed eleganti, come il bianco del latte, della neve e dello stato di purezza, il rosa dell’amore tenero che potrà sbocciare e crescere, il rosso brillante della promessa di un amore maturo e soddisfacente. Si tratta, infatti, dei colori tipici che ritroviamo nelle classiche decorazioni e regali di San Valentino (cuori, cioccolatini, fiori, orsacchiotti, ecc.).

Se siamo in una relazione di coppia, è il momento adatto per farci ispirare dai fermenti timidi e stuzzicanti che si librano nell’aria per celebrare l’amore all’interno di una coppia, in tutte le sue forme, da quella più fisica e intima a quella più emotiva e spirituale.

Approfittiamo di questo momento per fare l’amore, per dedicarci qualche momento speciale come coppia e riflettere insieme sul percorso di vita che stiamo condividendo e la direzione che vorremmo prendere insieme. Condividiamo con il partner i nostri sogni, i nostri progetti, creiamone di nuovi insieme, da realizzare grazie al reciproco supporto durante il resto dell’anno. Progettiamo una piccola vacanza solo per noi due, oppure dedichiamoci una cena speciale o piccoli gesti di attenzione per affermare e quindi rafforzare il nostro legame.

E’ un momento adatto anche per celebrare i nuovi nati, accolti da poco nel calore di casa. Come le madri nel mondo animale che in questo momento sono occupate a nutrire i piccoli con il loro latte, dedichiamo allora ai piccoli una coccola speciale, ad esempio durante l’allattamento, per ricordarci che sono il simbolo di un nuovo inizio, la promessa del futuro e l’ispirazione a guardare avanti alle nuove stagioni della vita.

E’ soprattutto un momento che ogni donna può utilizzare per coltivare se stessa, sintonizzandosi alle energie di questa fase per sentirsi giovane e nuova, capace di nuovi inizi e nuovi percorsi. Possiamo utilizzare questa fase per riflettere con dolcezza ed ispirazione sulla nostra identità, sul nostro percorso, per prepararci a metterlo in condivisione con l’altro/gli altri.

Possiamo immaginarci come una sposa (in inglese “bride”, collegato etimologicamente a Brid, diminuitivo di Brigid, fanciulla, l’archetipo di questa celebrazione) nel mattino del suo matrimonio, mentre si prepara ad indossare l’abito nuziale ed è emozionata e carica di anticipazione per il momento speciale della sua vita che la attende, intrigante preludio ad un percorso di condivisione fertile.

E ricordiamo che il nostro potenziale fertile è sempre qualcosa che ci appartiene, prima ancora di incontrare l’altro, e per tutta la vita a prescindere anche dall’incontro con l’altro: è un invito a conoscere e padroneggiare la bellezza della nostra ciclicità fertile, della nostra sensualità e della gioia di vivere.

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Jessica

Il mondo visto attraverso gli occhi della Psicologia della fertilità !

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